Uno Sguardo Verso l’Adolescenza

” Venite amici, che non è tardi per scoprire un nuovo mondo. Io vi propongo di andare più in là dell’orizzonte, e se anche non abbiamo l’energia che in giorni lontani mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi,  unica ed eguale tempra d’eroici cuori, indeboliti forse dal fato, ma con ancora  la voglia di combattere, di cercare,  di trovare di non cedere.” 

dal film “L’attimo fuggente” – Peter Weir, 1989

 

L’interesse ed il fascino per l’adolescenza nascono dalla consapevolezza che questo sia uno dei periodi più emotivamente complessi della nostra vita.
In tutte le adolescenze il protagonista deve sempre affrontare una grande mole di lavoro, compiti di sviluppo che la crescita impone di affrontare.
Capita ad alcuni che questa mole sia distribuita in maniera graduale in un tempo accettabile, e si possano affrontare uno dopo l’altro i vari ostacoli, così che l’impresa possa avere una buona riuscita.

Capita a molti altri, invece che la mole di lavoro si presenti complessa, aggrovigliata, priva di un’apparente linearità, tale da rendere difficile intravedere una possibile risoluzione.
Non vi è adolescenza senza dilemmi interiori riguardanti il proprio corpo, le relazioni con i coetanei e con l’altro sesso, ed i tentativi di separazione e di individuazione dalla famiglia, ma fortunatamente nella maggior parte dei casi tutto ciò si può affrontare e, con un costo ed uno strascico più o meno rilevanti, risolvere.

Ma, ad uno sguardo più attento, quelli che percepiamo come “problemi interiori”, se decifrati, oltre ad essere una grande opportunità di crescita, non sono mai un’entità astratta e generalizzabile, ma qualcosa che ci tocca nel profondo, qualcosa che entra a fare parte della nostra specifica storia; l’imbattersi con essi può essere fonte di sofferenza cosi come fonte di arricchimento e della costruzione di quel tesoro personale che è la propria esperienza.

Fortunatamente nei percorsi adolescenziali il protagonista non è mai solo, ma quasi sempre in presenza di altre persone più o meno significative, che possono offrire una guida sicura e comprensiva, ma anche avanzare aspettative e richieste incomprensibili, tali da svalorizzare il senso del suo impegno, dandogli indicazioni confuse e frammentarie che non possono fare altro che indirizzare il vissuto di un adolescente verso sentimenti di inadeguatezza, di delusione e di vergogna.
Gli adolescenti conoscono bene la solitudine ed il bisogno, il sentimento di incomprensione, di ingiustizia l’idea di non potersi fidare di nessuno, ed il bisogno di affidarsi agli altri.

Ascoltare, prendere sul serio e valorizzare i “problemi” degli adolescenti, significa allora affiancarli e porsi come adulti capaci di dare energia, linfa vitale perché questi “futuri adulti” possano pensare, sperimentare e trovare le soluzioni più adeguate, per imparare a convivere, combattere e vincere i propri “mostri”.

E chissà mai che così facendo si possano riattivare anche con le nostre adolescenze ricordate in termini di contenuto e dimenticate in termini di sentimenti…e si ritrovi quella vitalità, quella capacità di sognare e di credere, che soffochiamo in nome del diventare grandi?

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